Ristorazione collettiva
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Come riconoscere il vero Made in Italy

Le notizie sempre più frequenti di maxi sequestri di prodotti spacciati per italiani, ma provenienti dalla Cina o da qualche altro paese orientale, riporta alla ribalta il problema dell’oscuramento dell’immagine agroalimentare italiana. L’ultima notizia riguardava oltre 4.000 quintali di doppio concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina, pari a quasi 1 milione di barattoli da 150 grammi ciascuno, per un valore complessivo di circa 400mila euro. L’etichetta di questi barattoli, riportava, in varie lingue, la dicitura “Made in Italy”; ma in questo caso, come ha accertato la Guardia di Finanza, non sussisteva nessun fattore che potesse conferire l’origine italiana al prodotto e quindi si è trattato di un danno di oltre 50 miliardi.

Il vero problema è, che, se il pomodoro proveniente dalla Cina o la pasta che viene dalla Grecia vengono trasformati, lavorati o addirittura solo confezionati in Italia, per legge le etichette possono riportare la dicitura “Made in Italy”. Diventa quindi un problema anche per la Guardia di Finanza accertare tutte le fasi di lavorazione e di trasformazione dei prodotti provenienti dall’estero, soprattutto per quei prodotti come la carne di maiale, i salumi, la carne di pecora e coniglio, la pasta, il latte ad alta conservazione per i quali la normativa vigente in materia di tracciabilità, nei contenitori al dettaglio, non obbliga di indicare il luogo e le informazioni relative ai fornitori di materia prima, ma solo quelli di confezionamento. Solo per la passata di pomodoro c’è l’obbligo di indicarne anche la provenienza. Ecco perché al governo si sta discutendo la possibilità di prevedere, in un prossimo disegno di legge, anche per tutti i prodotti sopra citati, che l'origine degli alimenti non possa essere omessa nella comunicazione commerciale, per non indurre in errore il consumatore.

E buone notizie arrivano anche da Strasburgo, infatti il Parlamento Europeo si è detto favorevole all’etichettatura completa di tutti i dati di tracciabilità. Alla proposta però non sono tutti favorevoli, perché le importazioni di pomodoro dalla Cina, più che quadruplicate negli ultimi dieci anni, hanno una forte incidenza nel mercato dei discount, dove si vendono prodotti di fascia bassa e anche nella ristorazione collettiva, dove i bandi si giocano sulla logica del massimo ribasso. Non si può certo pensare di vendere pomodoro di altissima qualità ai prezzi del discount, quindi anche su questo ci sarà da ragionare ulteriormente. Ovviamente se il disegno di legge sarà approvato, il passo successivo sarà quello dell’efficacia degli organi di controllo per garantirne il rispetto.



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